La potenzialità dell’amore – Parte 2

Se dovessimo fare una carrellata delle manifestazioni prime dell’amore, lo vedremmo come sentimento preciso dalle mille emozioni e azioni che ispira e verifica, come una scelta anche se appare come un fulmine o una freccia, come un’idea o un insieme di paradigmi che ci aiutano o ci ostacolano a capire come si ama, come una relazione libera, cosciente, reciproca e caotica, come un’attività del donare e del donarsi con audacia, creatività e infinita empatia, come un progetto, una visione, una prospettiva che indica un cammino comune che 𝗲’ 𝘃𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝘃𝗶𝘁𝗮 𝗲 𝗼𝗹𝘁𝗿𝗲, come un impegno di felicità reciproca, l’anelito più alto del bene e della bellezza che si fa meraviglia, come la ricerca della verità da scoprire, da dirsi, da condividere finalmente insieme senza più paura.

Vedere l’amore come sentimento, scelta, idea, progetto, impegno, verità ci avvicina alla sua realtà, a una condizione: l’amore non può essere imprigionato in un modello, in un format, in una condizione organizzativa, meno che mai in un contratto.

L’amore infatti è soprattutto un valore, vale tanto quanto la vita stessa, perlomeno la vita degna di essere vissuta e come valore è matrice di infinite idee e relazioni.

Qui è la sua forza e la sua complessità.

Non esiste l’amore in quanto tale; non esiste l’amore al di fuori di chi lo vive.

Ci hanno provato poeti, teologi, filosofi, artisti, scienziati, ma ognuno ha detto la sua senza essere d’accordo su niente.

Per Petrarca amare Laura non significava affatto elevarsi oltre la propria accidia, per Dante Beatrice era guida di virtù e di salvezza.

L’amore sfugge a definizioni e astrazioni che prescindano dal vissuto di ognuno di noi.

E se facciamo appello alla nostra vita, alle nostre esperienze e alle esperienze altrui, vediamo che ogni individuo, ogni relazione, ogni comunità ha forme e modi di amare infiniti.

Guardate la vostra vita: potete amare più volte e amare in infinite occasioni, ma mai allo stesso modo.