La paura di rimanere soli – Parte 1

La monofobia, nota anche come “autofobia”, è una condizione basata proprio sul terrore ossessivo di rimanere soli.

Si tratta di una vera e propria fobia della solitudine, che non si fonda su alcuna minaccia o rischio concreto.

I fattori che determinano questa condizione, le emozioni e percezioni di sé sono molteplici.

Ormai è chiaro che, anche se vi sono disposizioni innate, genetiche, le esperienze interpersonali hanno un ruolo predominante, influenzando un’eventuale disposizione innata.

Sappiamo ormai, che lo scambio di cure con le figure di riferimento, sia il primo contesto in cui si presenta l’opportunità di fare esperienza con l’altro.

Ambienti familiari caratterizzati da deprivazione emotiva, abusi, manipolazioni da parte del caregiver, abbandono o messaggi di non andare bene come persona, possono portare il bambino a strutturare idee/schemi di sé come non amabile, di non valore, diverso dagli altri.

Questi schemi, di cui spesso non siamo consapevoli, potrebbero essere alla base della paura di sentirsi soli da adulti.

Questo aspetto sarebbe troppo minaccioso in quanto farebbe riemergere le emozioni dolorose sperimentate durante l’infanzia.

Per ragioni evoluzionistiche legate alla sopravvivenza, gli esseri umani temono di essere rifiutati e allontanati rimanendo soli.

La motivazione alla base di questi comportamenti è che, all’epoca dei nostri antenati, mantenere legami affiliativi di reciproca protezione e collaborazione con il proprio gruppo sociale era fondamentale per la sopravvivenza dell’individuo e della specie, finire per essere esclusi e allontanati costituiva un rischio concreto per la propria vita!

Il nostro cervello si è perciò evoluto identificando come una grave minaccia l’eventualità di essere respinti, emarginati, dimenticati e quindi rimanere soli.

I segnali di stress alla separazione e la motivazione alla ricongiunzione sono i modi principali in cui si esprime questa strategia evolutiva.

Il fatto di stare con gli altri e creare connessioni per scongiurare l’esclusione, ha quindi acquisito un’importanza vitale.

L’uomo deve essere capace di creare relazioni, di far parte di un gruppo e non deve subire un allontanamento.

Rimanere da soli spaventa molto, per natura.